Ariccia
Esplorazione, documentazione fotografica e topografica di un vecchio saponificio degli anni '60 ormai in disuso (adattamento, per riutilizzo, di un complesso di gallerie e cunicoli di captazione di epoca romana). Le opere necessarie all'adattamento hanno parzialmente stravolto i primi ambienti trasformati in vasche e cisterne per raccolta dell'acqua, lasciando invece pressoché intatti quelli più remoti.
Pubblicazioni: Opera Ipogea 3/2002 del settembre/dicembre 2002 "Ipogeo dietro al vecchio saponificio".
Vedi Catasto cavità artificiali Lazio numero: CA192LaRM
Nemi - Albano: Divin Maestro e Malaffitto
Il preventivo sopralluogo in zona, e le primissime esplorazioni condotte, videro la partecipazione di speleologi appartenenti a vari gruppi romani (GS CAI Roma, ASR '86, Stalattite eccentrica).
L'indagine rimase incompleta per lungo tempo. Il successivo riesame di tutti gli ipogei della zona interessata, svolto in collaborazione con l'Archeoclub di Ariccia e comprendente cunicoli di captazione ed acquedotti, ha permesso di acquisire una documentazione completa (storica, topografica e fotografica) della zona.
Pubblicazioni: Nota preliminare su Opera Ipogea 2/1999 del maggio/agosto 1999 "Opere idrauliche in Ariccia ed Albano Laziale"; nota a completamento in fase di pubblicazione.
Vedi Catasto cavità artificiali Lazio numeri: CA117LaRM, 118, 119, 120, 121, 122,182, 212.
Palestrina e Castel S. Pietro Romano
L'acquedotto delle Cannucceta era stato già studiato, e parzialmente rilevato, nel 1989 da speleologi del Lazio: Maria Piro, Gianni Mecchia e Luciano Cianetti (SCR Roma), Vittorio Castellani (URRI), Vittoria Caloi (CNR Roma), ed altri.
Agli inizi del 2000 il Comune di Castel S. Pietro Romano, nel quadro di un programma di salvaguardia, studio e promozione del patrimonio legato al Monumento naturale della Valle delle Cannucceta, aderiva alla proposta di uno studio approfondito del manufatto, volto a valorizzarne la rilevanza nel contesto storico-culturale e a verificarne lo stato di conservazione, identificando nel contempo i possibili interventi di conservazione e ripristino e le successive prospettive di fruizione turistica.
Il CRSE, in collaborazione con il Prof. Vittorio Castellani e l'Arch. Luigi Casciotti, ha svolto l'indagine finale a completamento e chiusura dei lavori, volta a percorrere l'intero condotto sotterraneo (in alcuni tratti completamente ostruito da frane che sono state parzialmente rimosse per consentire il passaggio) verificandone il rilievo topografico nel complesso, evidenziando in carta i punti notevoli (variazione delle tecniche di rivestimento, incisioni a parete, segni in ocra rossa e croci) implementando la documentazione fotografica.
Nella zona sono stati esplorati anche altri ipogei e prevalentemente opere idrauliche legate a fontanili: il cunicolo di Fosso Lucinetto, alcuni pozzi lungo la strada per Castel S. Pietro, la fontana del Formale, il pozzo del Formale, la sorgente della Bullica.
Le esplorazioni nella zona sono ancora aperte.
Pubblicazioni: "L'Antico acquedotto delle Cannucceta" (supplemento al n. 2/2001 della rivista Opera Ipogea); "Il condotto di Palestrina" in Speleologia del Lazio, rivista della FSL, numero 2/2001.
Vedi Catasto cavità artificiali Lazio numeri: CA224LaRM, 225, 250.
Lago di Nemi
1 L'emissario
Incoraggiati dalla proficua collaborazione fra la nostra associazione, il Prof. Castellani e l'Arch. Casciotti, si è deciso di riprendere insieme lo studio dell'antico emissario del Lago di Nemi, nel tentativo di dare risposte ai tanti quesiti ancora aperti; in particolare si è cercato di indagare sui seguenti punti: epoca di realizzazione, possibile sussistenza di un precedente emissario, destinazione dei cunicoli ostruiti e data del riempimento.
Grazie all'autorizzazione della soprintendenza di zona si è provveduto alla faticosa rimozione dei massi posti a completa chiusura di un primo cunicolo nella zona del secondo "by-pass", nel quale alcuni studiosi ipotizzavano la presenza (rivelatasi inesistente) di discenderie o biforcazioni (anch'esse inesistenti). L'analisi al C14 del carbone rinvenuto in stratigrafia ha consentito di datare tra il 40 a.C. ed il 40 d.C. l'interramento a chiusura del condotto, mettendo un punto fermo almeno su una delle tante ristrutturazioni susseguitesi nell'emissario.
Iniziata, ma non ancora completata, l'indagine di un secondo cunicolo nella stessa zona del precedente, che si dirige per varie decine di metri in direzione ortogonale al condotto principale.
Ancora al vaglio l'ipotesi dell'esistenza di un secondo emissario del quale si trova traccia in antiche bibliografie.
Esplorazione di un pozzo di presa in Vallericcia realizzato allo scopo di attingere la falda per scopi irrigui negli anni '20 - '30 del secolo scorso, periodo nel quale l'emissario è rimasto inattivo a causa dei lavori per il ripescaggio delle navi di Caligola.
Pubblicazioni: "L'emissario di Nemi: aggiornamenti topografici" in Opera Ipogea 1/2000; "Nemi: Nuove evidenze per l'antica storia dell'emissario" in Opera Ipogea 2/2002; "L'emissario di Nemi: mai dire mai!" in Speleologia del Lazio, rivista della FSL, numero 3/2002.
Vedi Catasto cavità artificiali Lazio numeri: CA252LaRM, 270.
2 Le opere ipogee "minori"
La capillare e sistematica indagine che il CRSE compie nella zona dal 1997, volta ad ottenere un quadro completo della enorme messe di opere ipogee, ha consentito la rivisitazione di opere già note (Cappa - Felici - Pavia) ed il rinvenimento, l'esplorazione e relativa restituzione topografica e documentale (fotografica e filmata) di molti ipogei ancora sconosciuti: cunicoli di captazione, acquedotti, cisterne, insediamenti abitativi, ripari destinati al ricovero di persone o bestiame ed eremitaggi nell'area compresa tra Fontana Tempesta e l'abitato di Nemi.
Di notevole importanza, anche dal punto di vista archeologico, la scoperta di un lungo acquedotto con volta a cappuccina con presenza di numerosi bolli laterizi che, sottoposti alla valutazione dell'archeologo epigrafista Dott. Giorgio Filippi, ha consentito la datazione per comparazione (non possibile sino ad oggi) di due nuovi schemi grafici.
Il CRSE sta procedendo al rilevamento topografico dell'acquedotto ed alla restituzione dei calchi dei bolli laterizi, già documentati fotograficamente e con filmati.
Vedi Catasto cavità artificiali Lazio numeri: CA183LaRM, 184-186, 212, 234-249, 271-277.
Belmonte (Castel Nuovo di Porto)
Il lavoro di indagine, iniziato da alcuni componenti del CRSE (T. Dobosz e F. Vittori) in collaborazione con G. Cappa ed A. Felici, e rimasto purtroppo incompleto, è stato ripreso nell'aprile 2001 dalla nostra associazione con il consenso di Giulio Cappa.
Il complesso di Belmonte ha rivestito grande importanza ai fini del nostro studio poiché ha consentito l'indagine di un intero insediamento medioevale pressoché sconosciuto alle fonti bibliografiche, ancorché ampiamente indagato dagli archeologi nelle sole opere notevoli (resti del Castello di Belmonte).
Sono state rilevate e documentate alcune tombe ritenute fra le più significative, cavità insediative civili, stalle. L'attenzione maggiore è stata posta ai numerosi cunicoli di drenaggio al fine di valutare le modificazioni subite dal territorio in seguito all'intervento antropico. Lo studio del corredo concrezionale di uno dei cunicoli, compiuto dal Prof. Paolo Forti e da Giacomo Zaccanti (Università di Bologna - Dip. Scienze della Terra) avvalora l'ipotesi che i terreni a monte siano stati oggetto di coltivazioni per lunghi anni. Ulteriori studi sono stati compiuti, con l'ausilio del nostro Centro, dal Dr. Vincenzo Serafini per la tesi di laurea in Scienze Ambientali: "Evoluzione del paesaggio in Etruria Meridionale: i cunicoli ed altre opere ipogee nell'area di Belmonte", Anno accademico 2002-2003, Università degli Studi dell'Aquila, Facoltà di Scienze Ambientali MM.FF.NN. I risultati delle indagini condotte dal Centro saranno prossimamente pubblicati sulla rivista Opera Ipogea.
Vedi Catasto cavità artificiali Lazio numeri: CA218LaRM, 254-261, 269.
Morlupo
Progetto di studio delle opere idrauliche ottocentesche, autorizzato dal Comune e svolto in collaborazione con l'Arch. Luigi Casciotti, finalizzato all'eventuale riutilizzo delle opere ed alla realizzazione di un percorso naturalistico.
Vedi Catasto cavità artificiali Lazio numeri: CA262LaRM, 263.
Lanuvio - Fosso Petrara
Esplorazione e rilievo di cunicoli di drenaggio della zona a valle di Lanuvio.
Vedi Catasto cavità artificiali Lazio N: CA187LaRM, 281.
Abbazia di San Nilo Grottaferrata (Roma)
La cittadina di Grottaferrata, situata pochi chilometri a sud-est di Roma, sulle prime propaggini dei Colli Albani, è nota al mondo per la millenaria Abbazia di Santa Maria Madre di Dio, meglio nota come Abbazia di San Nilo.
Gli speleologi del Centro Ricerche Sotterranee Egeria e dell’Associazione ASSO hanno intrapreso una campagna di indagini, condotte con la massima accuratezza e nel rispetto per la sacralità del luogo, per documentare un aspetto della millenaria struttura finora sostanzialmente ignorato: quello ipogeo.
Come spesso accade nei luoghi sottoposti ad innumerevoli interventi di riadattamento nel corso dei secoli, le testimonianze del passato si conservano più chiare e leggibili al “di sotto”, attraverso l’attento esame delle opere indispensabili alla vita di tutti i giorni: quelle destinate all’approvvigionamento idrico, alla conservazione degli alimenti e del vino, allo smaltimento fognario, alle sepolture.
I risultati delle ricerche sono stati pubblicati sulla rivista Opera Ipogea Atti dell’incontro “Imagna 2005”. Dal lavoro effettuato è scaturito anche un documentario della durata di circa 30’ realizzato da “Studio Blu” presentato nel corso della manifestazione “Imagna 2005” ed andato in onda in varie riprese su alcuni canali TV satellitari specializzati (vedi anche sez. download).
La ricerca di testimonianze relative al lungo viaggio intrapreso dai monaci basiliani dalla Calabria verso Grottaferrata ci ha condotto anche sul colle di Molara, nel cuore della Valle Latina ai piedi del Tuscolo, oltre che nella Valle Marciana sottostante l’Abbazia. In entrambi i luoghi sono state individuate, come era facilmente prevedibile, altre strutture ipogee legate all’attività monastica che saranno oggetto di pubblicazione.
Vedi Catasto cavità artificiali del Lazio, CA299La
Pubblicazioni: Opera Ipogea n.1-2 2005; Rivista della Fed. Reg. Speleologica del Lazio n.4 2005.
San Gregorio da Sassola - Roma
Nel 2005-2006 sono stati individuati ed esplorati due insediamenti ipogei nei dintorni di San Gregorio da Sassola (Roma), posti a cavallo del Colle dello Stonio. Del primo insediamento, sul versante NE, è stata recuperata una interessante storiografia relativa ai castra circostanti, del secondo, posto sul versante SO, non è stata trovata traccia in letteratura.
Di notevole interesse un piccolo insediamento agro-pastorale, forse monastico, identificabile con una cripta cristiana segnalata su una carta del 1739.
Il lavoro è stato presentato al XX Congresso Nazionale di Speleologia tenuto ad Iglesias il 27-30 aprile 2007, i cui atti sono in corso di pubblicazione. Nella sez. download del sito è disponibile la proiezione che in quella sede ha accompagnato la discussione.
Vedi Catasto cavità artificiali del Lazio, numeri CA 307-312 e CA 399-401
Ponte Terra
È ripreso nel 2006-2007 il lavoro di sistematico rilevamento dei cunicoli presenti lungo il Fosso di Ponte Terra, nei pressi di San Vittorino (Roma).
La ricerca era iniziata nel 2003 con il pressante “stimolo” di Vittorio Castellani ed interrotta poco dopo a causa della lunga e tragica malattia del nostro Professore.
I primi risultati, in parte inattesi, saranno presentati nel 2008 al VI Convegno sulle Cavità Artificiali che si terrà dal 30 maggio al 2 giugno 2008 in Campania, ad Oliveto Citra (SA).